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Lotta al greenwashing, nuove linee guida ESMA per la finanza

 

L’Autorità europea sui mercati finanziari (ESMA) ha pubblicato una nuova nota tematica dedicata alla lotta al greenwashing nelle dichiarazioni legate alle strategie ESG. Queste indicazioni puntano a migliorare la chiarezza, l’equità e l’accuratezza nella comunicazione delle strategie di sostenibilità da parte degli operatori finanziari. L’obiettivo è ridurre le pratiche che possono risultare ingannevoli per gli investitori e altri stakeholder. 

Il problema del greenwashing nella finanza sostenibile

Negli ultimi anni il tema della sostenibilità è diventato centrale anche nel settore finanziario. Sempre più fondi di investimento si presentano come “green”, “ESG” o “sostenibili”, attirando investitori sensibili alle tematiche ambientali. Tuttavia, spesso queste etichette non corrispondono a reali pratiche sostenibili: si parla in questo caso di greenwashing, fenomeno che consiste nell’utilizzo di strategie di marketing capaci di far apparire un prodotto più ecologico di quanto sia realmente. Per molto tempo i gestori di fondi hanno potuto utilizzare liberamente termini legati alla sostenibilità senza obblighi precisi sui criteri di investimento. Questo ha favorito una proliferazione di prodotti finanziari “verdi” che, in realtà, continuavano a investire anche in settori altamente inquinanti, come l’industria dei combustibili fossili. Il fenomeno ha sollevato numerose critiche, poiché rischia di ingannare gli investitori e rallentare la transizione verso un’economia più sostenibile

Per contrastare queste pratiche, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha introdotto nuove linee guida sull’utilizzo di termini legati alla sostenibilità nei nomi dei fondi di investimento. Le regole mirano a garantire maggiore trasparenza e a ridurre il rischio di greenwashing nel settore finanziario.

Le linee guida stabiliscono che i fondi che utilizzano parole come “sostenibile”, “impatto” o “ambiente” devono rispettare criteri più severi. In particolare, devono escludere o limitare gli investimenti in aziende coinvolte in attività dannose per l’ambiente, come quelle legate ai combustibili fossili. Per categorie meno restrittive, come i fondi che usano termini generici legati all’ESG, restano comunque alcune esclusioni minime, ad esempio per aziende coinvolte in armi controverse o violazioni dei diritti umani.

Le linee guida sono entrate in vigore nel 2025 e rappresentano uno strumento importante per rendere più credibile il mercato della finanza sostenibile.

La nota pubblicata da ESMA, seconda di questo tipo dopo quella di luglio 2025, si concentra sull’utilizzo corretto dei termini e delle affermazioni riguardanti:

  • integrazione ESG, ovvero come e in che misura i fattori ambientali, sociali e di governance sono considerati nei processi decisionali di investimento;
  • esclusioni ESG, ossia le pratiche di esclusione di attività o settori da portafogli in base a criteri ESG. 

ESMA sottolinea che comunicazioni vaghe, incomplete o non supportate da dati possono generare greenwashing, ovvero la percezione di impegni sostenibili non corrispondenti alla realtà delle pratiche adottate. Per questo motivo, la nuova nota offre esempi pratici di buone e cattive pratiche di comunicazione, evidenziando come esporre in modo chiaro e corretto l’integrazione ESG e le relative esclusioni. 

Che cosa cambia nella pratica

I contenuti chiave della nuova nota comprendono:

  • Richiamo all’accuratezza e chiarezza: le affermazioni ESG devono essere precise, trasparenti e non fuorvianti per gli investitori. Qualsiasi linguaggio ambiguo o generico, soprattutto nelle comunicazioni pubblicitarie o nei materiali di marketing, aumenta il rischio di greenwashing
  • Supporto documentale delle affermazioni: ogni dichiarazione relativa ai criteri ESG deve essere supportata da evidenze verificabili, inclusa la metodologia utilizzata per integrare fattori ESG nei processi di investimento. 
  • Definizione esplicita del perimetro e dei criteri ESG applicati: gli operatori devono specificare in modo articolato cosa intendono con termini come “ESG integration” o “exclusions”, evitando genericità che possano essere interpretate come greenwashing

Perché questa evoluzione è importante

Il fenomeno del greenwashing nell'ambito delle strategie ESG continua a essere una delle principali preoccupazioni per regolatori, investitori e operatori di mercato. Solo di recente, evidenze di mercati finanziari hanno mostrato che una quota significativa di prodotti etichettati come sostenibili può risultare implicata in pratiche di comunicazione potenzialmente fuorvianti. 

L’azione di ESMA si inserisce in un quadro regolatorio più ampio nell’Unione Europea che comprende iniziative come:

  • la revisione dei requisiti di trasparenza nei rating ESG e nelle valutazioni di sostenibilità per migliorare l’affidabilità delle informazioni disponibili sul mercato; 
  • proposte di adeguamento alle regole della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) per mitigare i rischi di greenwashing anche nelle PMI; 
  • linee guida specifiche sull’uso di termini ESG nei nomi di fondi e prodotti finanziari per evitare interpretazioni fuorvianti. 

Impatto per le PMI e per chi redige Report di Sostenibilità

Per le PMI e i professionisti che si occupano di redazione dei Report di Sostenibilità o di piani di transizione climatica, le indicazioni di ESMA rappresentano un richiamo a:

  • rigore metodologico nella formulazione delle affermazioni ESG;
  • documentazione rigorosa e verificabile delle politiche e dei risultati;
  • comunicazioni coerenti e trasparenti nei confronti di investitori e stakeholder.

In un contesto normativo sempre più attento ai rischi di greenwashing, questi elementi non solo riducono il rischio di contenziosi o sanzioni, ma accrescono la fiducia degli interlocutori e la credibilità dei processi di sostenibilità aziendale.

Marzo 11, 2026

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